venerdì 8 luglio 2011

Niente prof per dieci anni




FLAVIA AMABILE
su LA STAMPA on line: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1323&ID_sezione&sezione
spiega il futuro della scuola e dell'università italiane, secondo le previsioni del ministero... sarà che io ci lavoro nella scuola, ma mi sento davvero molto preoccupato... é giunto il momento di inserire un bel parametro di merito anche nella pubblica istruzione (così come in tanti altri settori ), sì mettendo in conto anche una ridefinizione dei "diritti acquisiti", nel nome delle prossime generazioni...

Ricordate i precari della scuola? E le promesse del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: nel giro di pochi anni li assumeremo tutti? Il mondo dei giovani ha scoperto come andrà a finire: i precari verranno assunti, e loro rimarranno senza lavoro almeno per una decina d’anni.

Le cifre lasciano pochi dubbi su quel che accadrà, in particolare alle superiori. Il ministero ha calcolato che per il prossimo anno scolastico, il 2012-13, ci sarà bisogno di 26 nuovi prof abilitati, in media poco più di uno per regione. In realtà in alcune regioni non hanno bisogno di nuovi prof di lettere. Accanto alla casella di Lombardia, Friuli, Piemonte e Umbria c’è scritto molto semplicemente: zero.

Si dirà: ma ancora volete nuovi prof di lettere? E va bene che siamo un popolo di scrittori e poeti ma bisogna anche pensare al futuro, a materie più aperte al mondo scientifico e del progresso. Informatica, ad esempio. In totale 63 nuovi posti da prof da abilitare per il 2012-13. Zero in Calabria, Molise, Sardegna e Umbria dove, evidentemente, non hanno ulteriori necessità con le lezioni su computer e dintorni. Un posto in regioni come Lazio, Campania e Sicilia dove il numero degli studenti e l’ampiezza del territorio lascerebbero immaginare ben altra voglia di investire in una materia che dovrebbe essere alla base dei saperi di tutti gli studenti del Terzo Millennio.

Dopo aver letto tabelle su tabelle di cifre come queste i componenti del Coordinamente Liste per il Diritto allo Studio che fa parte del Consiglio Nazionale degi Studenti Universitari ha deciso di scrivere al ministro una lunga lettera al ministro Gelmini per chiederle di ripensarci, di salvare il futuro dei giovani che da grandi vorrebbero diventare dei prof.

«Chi vuole fare l'insegnante se lo scordi, almeno per dieci anni. Se tutto andrà bene. Chi sta frequentando o vorrà iscriversi il prossimo anno a un corso di laurea in matematica, lingue, lettere, filosofia, scienze motorie, ecc., con l'intenzione di insegnare, sappia che non sarà possibile, perché i nuovi posti previsti dalle tabelle ministeriali per ottenere l'abilitazione all'insegnamento - anche nelle principali classi di concorso - ammontano sostanzialmente a zero fino al 2015. “Zero tituli”. E, presumibilmente, si discosteranno di poco dallo zero fino al 2018», spiegano.

Il motivo? Dare la precedenza ai precari, rispondono gli studenti. «Il governo ha compiuto la sua scelta (calcolata o subita): sta dalla parte dei già abilitati non ancora immessi in ruolo e inseriti nelle graduatorie a esaurimento. Una scelta, è inutile nasconderlo, che soddisfa pienamente le richieste dei sindacati e privilegia i “diritti acquisiti”. Il tempo di smaltimento delle suddette graduatorie è stimato dagli uffici ministeriali in sette anni (ma alcuni bene informati dicono dieci o quindici), perciò prima di quella data non vi saranno nuovi ingressi. E i giovani? Si arrangino. Del resto, quelli che vogliono insegnare rappresentano un modesto serbatoio di voti e sono alla fin fine innocui. Siano loro il capro espiatorio!».

In altri termini, una «guerra tra poveri». E i giovani hanno deciso di ribellarsi perché il problema dei precari esiste e va risolto - dicono - «ma non possiamo condividere che il prezzo di questa stratificata e annosa situazione lo debbano pagare unicamente i giovani, cioè noi».
La lettera è stata diffusa una settimana fa ed ha già scatenato un acceso dibattito in rete. Elio Franzini, docente di Estetica nell’Università statale di Milano, membro della Commissione ministeriale che ha stilato il Regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti: «Sarebbe un disastro sociale e culturale. Se questi numeri fossero confermati, e non si aprisse il tirocinio formativo attivo per un numero anche contenuto dei nostri giovani, sarebbe un danno per la scuola, che non avrebbe forze nuove, e per l’università, poiché renderebbe molto meno credibili alcuni importanti percorsi formativi», ha spiegato al sito Il sussidiario.net. Oltretutto le tabelle - aggiunge - appaiono anche sospette: «In tutte le classi di abilitazione il numero esatto dei precari coincide con quello del fabbisogno! Le graduatorie una volta erano pluriabilitanti, e fatte di persone che figuravano dunque più volte perché abilitate in più classi di concorso; tali graduatorie contengono anche persone che probabilmente - almeno in parte - ora fanno altro nella vita e non insegnano più. Questi semplici elementi devono giocoforza legittimare un approccio molto più articolato».

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