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Precari in Parlamento, ma i portaborse ora si ribellano
Lunedí 06.06.2011 15:30Di Paolo Ribichini
Anche i parlamentari più sensibili al tema del precariato non regolarizzano i propri assistenti. Così stanno partendo le prime cause di lavoro.
I precari sono ovunque, anche in Parlamento. Sì, proprio nel luogo dove si fanno tanti bei propositi per combattere il precariato, giovani e meno giovani, sottopagati, spesso in nero e per poche centinaia di euro al mese, stazionano alla corte del politico di turno.
Il parlamentare anti-precariato che usa lavoratori precari. Giuseppe Lumia del Partito Democratico e membro della commissione Antimafia è stato recentemente convocato dai giudici della sezione “lavoro” del Tribunale di Palermo. Non per questioni inerenti la mafia, ma perché è stato citato in giudizio da Davide Romano, giornalista addetto-stampa precario dello stesso senatore. Si tratta di una causa da quasi 368mila euro, pari ai contributi, le tredicesime e ferie non godute negli 8 anni che Romano ha lavorato per conto di Lumia. Eppure il 24 gennaio 2011, il parlamentare del Pd tuonava sull'Ansa: “Il lavoro nero è una metastasi per l'economia italiana e calpesta la dignità dei lavoratori”. E poi invitava il governo a “investire risorse per garantire più opportunità ai giovani e assicurare loro prospettive di lavoro e di vita più stabili”. Insomma, contro il precariato, sì, ma quello degli altri.
Gli altri casi. Ma quello di Lumia non è il primo caso. Nell'ottobre 2009 per la prima volta un parlamentare veniva costretto a risarcire un suo portaborse. Si trattava di Gabriella Carlucci, oggi deputato del Pdl, condannata a pagare la sua ex assistente per tre anni di lavoro non in regola. A seguire Francesco Barbato dell'Idv, il quale, secondo il settimanale Panorama, avrebbe chiuso il contenzioso con una sua ex collaboratrice, grazie ad una transazione di cui non si conosce il valore.


