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martedì 7 giugno 2011

A proposito di precarietà...

Il PD di San Giustino ha organizzato, proprio qui a Lama, davanti a casa mia, un incontro su lavoro e precarietà... e l'On. Mattesini ha illustarto le posizioni del Partito su questo tema che rischia di far fuori una intera generazione. Ma chi è senza peccato, scagli la prima pietra: come riporta Affaritaliani.it, anche i parlamentari democratici (alcuni, ovvio) sguazzano nella precarietà: non la loro, ma quella dei loro collaboratori e addetti stampa, che sono sotto-pagati, non godono di ferie e spesso fanno tutto in nero...
Che dire?
COMPLIMENTI!




Ecco l'articolo:

Precari in Parlamento, ma i portaborse ora si ribellano
Lunedí 06.06.2011 15:30 
          Di Paolo Ribichini
Anche i parlamentari più sensibili al tema del precariato non regolarizzano i propri assistenti. Così stanno partendo le prime cause di lavoro. 
I precari sono ovunque, anche in Parlamento. Sì, proprio nel luogo dove si fanno tanti bei propositi per combattere il precariato, giovani e meno giovani, sottopagati, spesso in nero e per poche centinaia di euro al mese, stazionano alla corte del politico di turno. 
Il parlamentare anti-precariato che usa lavoratori precari. Giuseppe Lumia del Partito Democratico e membro della commissione Antimafia è stato recentemente convocato dai giudici della sezione “lavoro” del Tribunale di Palermo. Non per questioni inerenti la mafia, ma perché è stato citato in giudizio da Davide Romano, giornalista addetto-stampa precario dello stesso senatore. Si tratta di una causa da quasi 368mila euro, pari ai contributi, le tredicesime e ferie non godute negli 8 anni che Romano ha lavorato per conto di Lumia. Eppure il 24 gennaio 2011, il parlamentare del Pd tuonava sull'Ansa: “Il lavoro nero è una metastasi per l'economia italiana e calpesta la dignità dei lavoratori”. E poi invitava il governo a “investire risorse per garantire più opportunità ai giovani e assicurare loro prospettive di lavoro e di vita più stabili”. Insomma, contro il precariato, sì, ma quello degli altri. 
Gli altri casi. Ma quello di Lumia non è il primo caso. Nell'ottobre 2009 per la prima volta un parlamentare veniva costretto a risarcire un suo portaborse. Si trattava di Gabriella Carlucci, oggi deputato del Pdl, condannata a pagare la sua ex assistente per tre anni di lavoro non in regola. A seguire Francesco Barbato dell'Idv, il quale, secondo il settimanale Panorama, avrebbe chiuso il contenzioso con una sua ex collaboratrice, grazie ad una transazione di cui non si conosce il valore.

domenica 10 aprile 2011

Le due Italie del lavoro che non si parlano



Orgoglio Precario è il titolo della trasmissione Ominibus in onda stamattina su La7 dove vari esponenti della cultura e dell'economia commentano la giornata di protesta in piazza a Roma. Alla TV ne dicono delle belle, con la solita italica tendenza a difendere la propria corporazione.
L'evento ha avuto qualche risonanza sulla stampa italiana. Mi è piaciuto l'intervento equilibrato e schietto (clicca qui) di Enrico Deaglio su La Stampa: invito la lettura.
Intanto ecco l'incipit:
Una manifestazione nazionale dei lavoratori precari, come quella di ieri, articolata in varie fasi e in varie città, sarebbe stata impensabile anche solo un anno fa e rappresenta un importante sviluppo economico-sociale.
I precari, infatti, tradizionalmente sono cani sciolti, con diversissime storie personali, ai quali la continua mobilità rende comunque difficile, in via normale, un’azione comune. Assunti a termine, pagati, di solito non molto, e poi arrivederci e grazie. Una simile situazione può anche essere accettabile se esiste una sorta di patto implicito in base al quale questi spezzoni di lavoro, a termine o a tempo parziale, si possono trasformare in un lavoro vero entro un ragionevole intervallo di tempo. In questo caso l’attività precaria può costituire una sorta di apprendistato, anomalo ma in grado di insegnare una professione; non è invece possibile restare apprendisti - o precari - per tutta la vita.
Con la crisi economica la durata del precariato si è allungata, la sua natura è cambiata. I precari, in grande maggioranza giovani, diventano lavoratori-cuscinetto che assorbono direttamente i colpi della crisi e quindi, implicitamente, forniscono un riparo ai lavori più sicuri degli altri. Il caso più evidente è quello dell’Alitalia quando per i dipendenti a tempo indeterminato si negoziò una lunghissima, e quindi privilegiata, cassa integrazione, mentre i precari rimasero sostanzialmente a bocca asciutta. Per questo il rapporto con il sindacato è molto difficile anche se la Cgil, che ha appoggiato le manifestazioni di ieri, fa di tutto per ricucire uno strappo generazionale. Non basta però, rendere più difficile il licenziamento, come appunto la Cgil propone, occorre rendere più facili le assunzioni a tempo indeterminato. E questo si può fare soltanto cercando di imboccare a tutti i costi un sentiero di crescita, un argomento di cui il Paese, apparentemente troppo occupato con il teatrino della politica, con gli insulti tra parlamentari e le barzellette sconce del presidente del Consiglio, si dimentica allegramente.
Segnalo inoltre la riflessione di Andrea Sarubbi sul suo blog (clicca qui), laddove dice, a partire da una riflessione di Enzo Bianchi, priore di Bose, sulla radice comune delle parole Preghiera e Precario, che c'è una generazione che non può strutturalmente fare scelte decise (e decisive) sulla loro vita:
Oggi, invece, la categoria del “per sempre” è scomparsa, sostituita da quella del “finché dura”: vale per le relazioni di coppia, con il calo dei matrimoni e l’aumento delle convivenze; vale per il mercato immobiliare, con il calo delle compravendite e l’aumento degli affitti; vale per gli stili di vita, perché quando mancano prospettive di lungo termine prevale spesso la voglia di godersi l’attimo anziché quella di investire sul dopo.